Svegliarsi, morire, nascere

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Tratto da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” – P.D. Ouspensky


Oliando un uomo si sveglia, egli può morire; quando muore, può nascere.
Vediamo che cosa questo significa.

Svegliarsi, morire, nascere, sono tre stadi successivi; e se studiate attentamente i Vangeli, vedrete che sovente vi sono riferimenti sulla possibilità di ‘nascere’, ancora più sovente sulla necessità di ‘morire’ e più spesso ancora sulla necessità di ‘svegliarsi’: ‘Vegliate, poiché non sapete né il giorno né l’ora…’.
Ma queste tre possibilità, svegliarsi o non dormire, morire, e nascere, non sono messe in rapporto l’una con l’altra.
Tuttavia, qui sta tutto il problema.
Se un uomo muore senza essersi svegliato, non può nascere. Se un uomo nasce senza essere morto, può diventare una ‘cosa immortale’.
Così, il fatto di non essere ‘morto’ impedisce ad un uomo di ‘nascere’ e il fatto di non essersi svegliato gli impedisce di ‘morire’, e se è nato prima di essere ‘morto’, questo fatto gli impedisce di ‘essere’.

Abbiamo già abbastanza parlato della ‘nascita’. Nascere sta a significare l’inizio di una nuova crescita dell’essenza, l’inizio della formazione dell’individualità, l’inizio dell’apparizione di un ‘Io’ indivisibile.
Ma per essere capaci di giungervi o perlomeno di intraprendere questa via, l’uomo deve morire; questo vuoi dire che deve liberarsi da una moltitudine di attaccamenti e identificazioni che lo mantengono nella situazione in cui è.
Nella sua vita egli è attaccato a tutto, attaccato alla sua immaginazione, attaccato alla sua stupidità, attaccato persino alle sue sofferenze, forse più alle sue sofferenze che ad ogni altra cosa. Egli deve liberarsi da questo attaccamento. L’attaccamento alle cose, l’identificazione con le cose, tengono vivi nell’uomo migliaia di ‘io’ inutili. Questi ‘io’ devono morire, perché il grande Io possa nascere.
Ma come si possono far morire?
Essi non lo vogliono. È qui che la possibilità di svegliarsi viene in nostro aiuto.
Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta.
E non è sufficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole. Bisogna rendersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono. Quando un uomo comincia a conoscersi un po’, vede in se stesso delle cose che lo fanno inorridire.

Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso.

Un uomo ha visto in se stesso qualcosa che lo inorridisce; decide di respingerlo, di ostacolarlo, di liberarsene.
Tuttavia, per quanti sforzi faccia, sente che non lo può, che tutto rimane come prima. Vede così la sua impotenza, la sua miseria, la sua nullità; o ancora, quando comincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente, tutto ciò che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si è formato per imitazione, oppure è stato copiato da qualche parte, tale e quale. L’uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l’uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più.

Questa continua coscienza della sua nullità e della sua miseria gli darà finalmente il coraggio di ‘morire’; morire non soltanto idealmente, ma morire di fatto e rinunciare veramente e per sempre a tutti quegli aspetti di sé stesso che non sono necessari alla sua crescita interiore, o che ad essa si oppongono. Questi aspetti sono prima di tutto il suo ‘falso io’ e poi tutte le sue idee fantastiche sulla sua ‘individualità’, ‘volontà’, ‘coscienza’, ‘capacità di fare’, sui suoi poteri, sulla sua iniziativa, sulla sua determinazione, e così via.

Ma per diventare un giorno capace di vedere una cosa sempre, occorre dapprima averla vista una volta, anche per un solo istante.

Tutti i poteri nuovi, tutte le capacità di realizzazione, appaiono sempre in uno stesso modo. All’inizio non si tratta che di rari lampi, che non durano più di un istante; in seguito, appaiono con maggiore frequenza e durano sempre più a lungo, fino a quando, dopo un lunghissimo lavoro, diventano finalmente permanenti.

La stessa legge si applica al risveglio.
È impossibile svegliarsi completamente, in un solo colpo. Occorre dapprima svegliarsi per degli istanti molto corti. Ma bisogna morire del tutto, subito e per sempre, dopo aver fatto un certo sforzo, dopo aver superato un certo ostacolo, dopo aver presa una certa decisione sulla quale non si può ritornare. Ciò sarebbe difficile, persino impossibile, se non fosse preceduto da un lento e graduale risveglio.
Vi sono però migliaia di cose che impediscono all’uomo di svegliarsi e lo mantengono in potere dei suoi sogni. Per agire coscientemente, nell’intenzione di svegliarsi, bisogna conoscere la natura delle forze che tengono l’uomo nel sonno.

Prima di tutto bisogna comprendere che il sonno nel quale vive l’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è ipnotizzato e questo stato ipnotico è continuamente mantenuto e rinforzato in lui.
Si potrebbe pensare che esistano delle ‘forze’ per le quali sia utile e vantaggioso mantenere l’uomo in uno stato ipnotico, impedendogli di vedere la verità e di comprendere la sua situazione.

Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerosi greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo non piaceva.
Infine il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che erano immortali e che l’essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono e persino piacevole; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se doveva capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che il mago introdusse nella testa delle pecore l’idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre ancora che erano uomini o che erano maghi.
Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più né noie né fastidi. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano serenamente l’istante il cui il mago avrebbe preso la loro carne e la loro pelle.

Questo racconto illustra perfettamente la situazione dell’uomo.

Nella letteratura cosidetta ‘occulta’, avrete probabilmente incontrato l’espressione ‘Kundalini‘, ‘il fuoco di Kundalini’ o ‘il serpente di Kundalini’.
Queste espressioni sono sovente usate per indicare una forza sconosciuta, che è latente nell’uomo e che può essere risvegliata.
Ma nessuna delle teorie conosciute da la vera spiegazione della forza di ‘Kundalini’. Talvolta la si collega al sesso, all’energia sessuale, cioè all’idea della possibilità di utilizzare l’energia del sesso per altri fini.
Tale interpretazione è completamente sbagliata, perché Kundalini può essere in ogni cosa. E sopratutto Kundalini non è in nessun caso qualcosa di desiderabile o di utile per lo sviluppo dell’uomo.

È molto curioso constatare come gli occultisti si siano impadroniti di una parola della quale hanno completamente alterato il significato, riuscendo a fare di questa forza molto pericolosa, un oggetto di speranza e una promessa di benedizione.
In realtà, Kundalini è la potenza dell’immaginazione, la potenza della fantasia, che usurpa il posto di una funzione reale. Allorché un uomo sogna in luogo di agire, allorché i suoi sogni prendono il posto della realtà, allorché un uomo si immagina di essere un leone, un’aquila o un mago, è la forza di Kundalini che agisce in lui. Kundalini può agire in tutti i centri, e col suo aiuto tutti i centri possono essere soddisfatti dall’immaginario, anziché dal reale.
Una pecora che si considera un leone o un mago, vive sotto il potere di Kundalini.

Kundalini è una forza che è stata introdotta negli uomini per man-tenerli nel loro stato attuale.
Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprenderne tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d’uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d’uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati. Kundalini è questa forza che li mantiene in uno stato di ipnosi. ‘Svegliarsi’ per l’uomo, significa essere ‘disipnotizzato‘. Ciò costituisce la principale difficoltà, ma anche la garanzia della sua possibilità di risveglio, perché non esiste una legittimazione organica d’un sonno di tal genere:


L’UOMO PUO’ SVEGLIARSI

 

Per approfondire: LIFESURFING

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Claudia Galli

Claudia Galli

Personal Coach e ricercatrice indipendente, Claudia Galli si occupa di Coaching dal 2009. Insieme all’attività di Coaching individuale tiene conferenze in tutta Italia indirizzate al risveglio e alla crescita del potenziale umano.