La sincronicità è una realtà onnipresente, per chi ha occhi per vedere

Carl Gustav Jung

(1875 – 1961)

Solo in epoca moderna abbiamo bisogno della parola ‘Sincronicità’. Tutto è cominciato quando lo psichiatra Carl Jung ha individuato il concetto e gli ha dato questo nome, ma la sincronicità era una parte così naturale della vita che non ci sarebbe stato bisogno di un vocabolo.

Nel passato, se una persona pensava a qualcuno che non aveva visto, o a cui non aveva pensato per molti anni, e quella persona fosse apparsa inaspettatamente, spesso si sarebbe pensato che il pensiero e l’evento fossero collegati. Oggi, invece, viene sovente considerata ‘solo una coincidenza’. In genere, non fa parte del pensiero moderno il ritenere che la mente di una persona sia connessa in qualche modo con il mondo circostante.

“La Sincronicità descrive il fenomeno delle coincidenze in cui due o più eventi indipendenti sembrano formare uno schema con un significato, nonostante non abbiano alcuna apparente connessione causale lineare.”

Nella visione del mondo primitiva, le persone consideravano il mondo e loro stessi interconnessi, illustrando il concetto con un’immagine di un cerchio all’interno di un altro. Il cerchio interno rappresenta l’io o ego, quello esterno il mondo. Poi esiste una barriera tra i due cerchi, che è permeabile. Ma nella visione moderna, questa linea è continua, dal momento che l’ego è separato dal mondo.

Secondo Tarnas, attualmente prevale invece la visione del mondo cartesiana (che prende il nome dal filosofo del XVII secolo René Descartes, noto per la summa ‘Cogito, ergo sum’), in cui l’io è isolato dal mondo esterno. In questa idea l’io contiene il significato, ma il mondo è privo di significato, è oggettivo.

In altre parole, nel passato la sincronicità era un dato di fatto. Il mondo interno ed esterno di una persona erano flessibili e non era sorprendente che qualcosa nel mondo esterno fosse connesso ai suoi pensieri.

Tarnas ha affermato che il seme del riduzionismo piantato durante la rivoluzione scientifica del XVI secolo ha accresciuto la sua forza nel XIX secolo. Pertanto Jung ha parlato di sincronicità nel mondo Occidentale con una visione disincantata e in un momento critico.

«La sincronicità rivela le importanti connessioni tra il mondo soggettivo e quello oggettivo», aveva scritto Jung. «La sincronicità è una realtà onnipresente, per chi ha occhi per vedere».

Fonte: http://epochtimes.it/

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